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Il richiamo: è importante tenere conto che…

Richiamo del cane

Il richiamo del proprio cane è sicuramente uno dei comandi più ambiti da parte di ciascun proprietario, poiché non solo lo rende comprensibilmente più tranquillo di lasciare libero il proprio amico a 4 zampe, ma anche perché la magia di sentirsi in piena connessione con il proprio compagno di vita è un’emozione che non si può spiegare a parole!

L’importanza del richiamo

Premessa: è importantissimo sottolineare che i cani vanno “sempre” condotti al guinzaglio (fatta eccezione per apposite aree) e la legge ne regolamenta anche la lunghezza che non deve superare il 1,5 mt. Talvolta le normative possono essere nebulose, poco chiare o addirittura contrastanti, per questo motivo preferisco usare il termine “sempre” perchè se il cane viene lasciato libero e arreca danno a persone o cose ( animali compresi) la responsabilità legale è sempre del proprietario. Questo articolo vuole dare degli spunti e dei suggerimenti che possano aiutare a capire certe dinamiche e nel caso su cosa lavorare maggiormente per ottenere un buon richiamo qualora decidiate di liberare il vostro cane.

In montagna mi capita di vedere molti cani lasciati liberi senza controllo e che, men che meno, rispondono minimamente al richiamo. Proprietari che si sgolano, che si sbracciano, che si arrabbiano creando ulteriore tensione sono all’ordine del giorno. Ma perché accade tutto questo?

Le risposte sono moltissime , impossibile descriverle tutte. Ciò che è più importante comprendere è che il richiamo, qualora decidessimo di lasciare libero il nostro cane, diventa di importanza vitale se non ci si trova in un ambiente recintato.

Utilizzo volutamente la parola vitale poiché a seconda degli ambienti e dei numerosi stimoli olfattivi, visivi e uditivi a cui il cane è sottoposto è fondamentale che ascolti il richiamo del suo conduttore.

In montagna ad esempio il principale stimolo a cui si pensa sono gli animali selvatici, ma in realtà esistono moltissime altre situazioni per cui il cane lasciato libero deve necessariamente fare ritorno dal suo conduttore qualora la camminata non sia già strutturata e gestita con controllo. Un cane che non ha richiamo, può perdersi facilmente, può ferirsi in modo grave da non riuscire a tornare più dal proprio conduttore anche se volesse.. senza dimenticare che le situazioni possono evolvere anche in modo molto più tragico.

Il richiamo non è solo obbedienza ma è (soprattutto) relazione!

Il richiamo può essere sicuramente impostato e costruito con validissimi esercizi specifici, ma non deve essere visto solo come un comando da impartire e che il cane deve eseguire. Per il nostro fedele amico il richiamo deve essere percepito come una motivazione al fatto che il suo umano ha bisogno della sua presenza perché è più che mai importante in quel momento!

E’ fondamentale comprendere che per un cane, essere richiamato dal conduttore e dover smettere di fare cose interessantissime come ad esempio esplorare o giocare, implica una rinuncia e per quella “rinuncia”, il conduttore deve essere visto come un riferimento prezioso, quel qualcuno di così importante per il quale vale anche e sempre la pena di smettere di fare quelle piacevolissime cose che stava facendo fino a un attimo prima.

Se avete notato, alcune volte si incontrano cani con i propri conduttori che hanno una relazione così forte che il cane non si allontana nemmeno più di tanto dal suo riferimento umano e tende a non perderlo nemmeno di vista; ogni tanto torna anche spontaneamente senza richiamo.

Sicuramente ci sono alcune razze la cui memoria è più predisposta per un comportamento di questo tipo e sicuramente c’è stato un egregio lavoro di base, ma unitamente a tutto questo conta la relazione che è quel rapporto di intesa che ci tiene reciprocamente legati come a un filo trasparente durante il nostro cammino insieme.

La relazione non è solo data dall’immenso amore ( talvolta troppo umanizzato e canalizzato in modo poco costruttivo) che un essere umano può nutrire per il suo adorato compagno di vita a 4 zampe, ma è molto di più, perché si deve costruire tutti i giorni con Coerenza, Costanza e Conoscenza ( amo definirla la “mia” regola delle “Tre C”), soprattutto rispettando le esigenze etologiche del nostro adorato amico.

L’età del richiamo

Il richiamo è uno di quei comportamenti ( non mi piace nemmeno definirlo comando in realtà) che a mio parere è bene iniziare a lavorare il prima possibile.

Quando Naira è arrivata a casa all’età di 2 mesi e 21 giorni, le ho lasciato una settimana per ambientarsi a casa dove comunque ho iniziato ad insegnarle l’attenzione e il suo nome. Dopo circa un paio di settimane dal suo arrivo ho cominciato a impostare il richiamo, rendendolo quella cosa speciale che è divenuta indelebile nella sfera delle sue competenze.

Quando si ha un cane fin da cucciolo, la cosa migliore è iniziare il prima possibile con sessioni di lavoro brevissime ma di qualità in modo tale che gli rimangano impresse nella fascia di età migliore per lavorare alcuni aspetti.

Mano mano che il cucciolo cresce e andrà incontro all’adolescenza, come tutti i teen-ager potrebbe avere meno voglia di ascoltare, proprio perché entra in una fase di autoaffermazione, scoperta di nuovi odori, stimoli e pulsioni legati allo sviluppo così come a una voglia di scoprire tutte quelle cose nuove a cui prima il suo naso di cucciolo non faceva quasi nemmeno caso…

Se avrete lavorato bene il ritorno prima di questa fase, molto probabilmente ci saranno dei momenti dove tenderà ad ascoltare un po’ meno, ma comunque lo avrete sottocontrollo perché ciò che ha appreso in tenera età rimarrà sempre nel suo bagaglio di competenze.

Se diversamente un cucciolo non è stato abituato al richiamo o addirittura gli è stato concesso di farsi proprio i fatti suoi, non si potrà pretendere che con le criticità dell’età adolescenziale di punto in bianco si metta a rispondere al richiamo. Se invece è entrato in famiglia già più grandicello, quindi adolescente o adulto, bisognerà mettersi subito al lavoro in maniera opportuna, valutando se possibile, anche quale è stato fino a quel momento il suo vissuto

In età avanzata vien da sé che un cane potrebbe iniziare a non rispondere al richiamo per problemi di udito, così come avvenne per il mio amatissimo Balù. All’età di quasi 13 anni gli insegnai dei gesti che poteva ancora vedere e dunque tornare da me, anche se le sue orecchie non funzionavano più così bene; la nostra relazione e la sua voglia di imparare sempre coltivata nel tempo gli permisero di apprendere questa competenza in età avanzata.

Il richiamo secondo genetica e carattere del soggetto

Si potrebbe scrivere moltissimo su questo argomento, ma quello che è fondamentale capire è che anche a seconda della memoria di razza ( quindi quella attitudine naturale e carateristica morfologica per la quale una determinata razza è stata selezionata nei secoli dall’uomo) di un soggetto o della preponderante in caso di meticcio, il ritorno può essere un comando più o meno complesso da insegnare al nostro cane, sopratutto in certe condizioni ambientali.

Ci saranno sempre eccezioni che confermano la regola e solo per fare un esempio è normale che un soggetto appartenente ad una razza da caccia, se lasciato libero in certi contesti con stimoli olfattivi molto forti potrebbe fare molta fatica a tornare, se non addirittura disconnettersi completamente dal conduttore e tornare ( forse) quando meglio ritiene, così come un soggetto appartenente a una razza da pastore potrebbe non rispondere a dovere in caso ad esempio di incontro con animali del pascolo… ( in caso di cani di razza bisognerebbe anche capire se il nostro cane è una così detta linea da lavoro o da bellezza perchè anche questo aspetto non è da sottovalutare…).

Inoltre bisogna sempre considerare che ogni soggetto, seppur appartenente ad una razza specifica o preponderante, ha un proprio carattere soggettivo. Per esempio ci sono cani più timidi o più insicuri tornano bene al richiamo del conduttore proprio perchè spesso si sentono rassicurati dal richiamo. Per timidi e insicuri non si intende paurosi ( un cane pauroso potrebbe spaventarsi facilmente e dunque darsi alla fuga , quindi davvero non lo slegherei , se non prima di aver compiuto un lavoro sulla risoluzione delle sue problematiche e dunque valutare se poter impostare successivamente un corretto lavoro sul ritorno in libertà).

Il richiamo e il vissuto del cane

Non si può non tenerne conto. Se accoglierete in famiglia un cucciolone o un cane adulto, anche a seconda del tipo di trascorso che ha ( ammesso che si riesca ad avere notizie in merito) dovrete impostare un lavoro tenendo conto del fatto che è già in un periodo che non è quello di apprendimento di un cucciolo.

Anche il suo trascorso influenza ciò che lui è in quel momento (esperienze negative o traumatiche, cambio di famiglia, arrivo dalla strada, arrivo dal canile o semplicemente non aver mai avuto insegnamenti) motivo per cui dobbiamo necessariamente impostare il richiamo tenuto conto di tutto questo poiché a seconda del soggetto bisogna capire da quale step far partire il tipo di lavoro da impostare.

Mi viene in mente il mio Willy con il quale ho lavorato moltissimo sul ritorno poiché lui non ha mai avuto insegnamenti e anzi, è sempre vissuto randagio su una spiaggia fino a un anno di età, momento in cui è stato adottato. Mancava relazione, mancava attenzione, mancava ovviamente il richiamo! Non era possibile lavorarlo facendo leva su gratificazioni sociali perché non avevamo relazione, non era possibile farlo giocare perché lui non aveva mai giocato con oggetti di nessun tipo e mi guardava come fossi una sciocca se solo tiravo fuori un gioco. La relazione non la si costruiva nemmeno più di tanto con le gratificazioni in cibo poiché lui era sempre vissuto autogestendosi fino a quel momento, dunque nella sua testa sapeva o comunque era assolutamente sicuro e convinto che io non gli servissi nemmeno per il cibo! Al tempo non ero nemmeno educatrice e mi rivolsi a una brava professionista che ci aiutò moltissimo anche se il mio lavoro durò anni proprio per un trascorso davvero particolare di Willy, che però mi ha portata a riflettere molto su quelle che sono le numerosissime motivazioni legate alle problematiche del ritorno.

Richiamo: quando il cane è più di uno..

richiamo
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Anche in questo caso ci sono diversi aspetti da valutare. Quando si ha più di un cane è sempre importante lavorare separatamente ( e questo implica molto più tempo e fatica che si moltiplicano a seconda di quanti sono i cani..), perché ognuno di loro ha i suoi tempi di apprendimento, in base alle risposte che ci da ciascuno di essi dovremo impostare il lavoro in modo differente..

Se si ha un cane adulto competente sul ritorno e si ha un cucciolo a cui insegnare, dopo un lavoro ad ok per il cucciolo, potremo inserire anche il cane adulto in modo tale che il cucciolo per possibile imitazione o anche per competizione, apprenda e rinforzi la competenza più rapidamente.

Se invece introduciamo un cane adulto con un adulto sempre competente sul ritorno, il consiglio è quello di lavorare comunque il nuovo arrivato separatamente e fino a che non avrà ben compreso cosa sia il ritorno di non metterlo a esercitarsi con l’adulto già presente. Il rischio è che se il nuovo arrivato non ha competenze sul ritorno e occupa un posto più rilevante nel branco a due, anche il cane che prima presentava ottima competenza sul ritorno potrebbe modificare la sua risposta al richiamo.

Richiamo: stato emotivo del cane

Lo stato emotivo del cane ( e anche di chi lo richiama..) è fondamentale per il richiamo. Quando si inizia a insegnare una competenza al nostro cane è sempre fondamentale che quest’ultimo sia in uno stato emotivo di calma ed equilibrio, non agitato, impaurito o peggio, sotto stress o stanco.

Dovrà anche avere espletato le proprie necessità fisiologiche e di esplorazione prima di iniziare gli esercizi poiché anche queste, se non soddisfatte, possono creare uno stato emotivo non idoneo per iniziare a esercitarsi. Questo è importante a livello generale, ma per quanto riguarda il ritorno lo è ancora di più perché essendo un lavoro che prevede distanza e libertà tutto diventerà più difficoltoso poiché il cane percepirà maggiormente stimoli e distrazioni al fine di soddisfare le sue esigenze primarie.

Mettere il cane nelle condizioni migliori per poter imparare è fondamentale!

Il richiamo: alcuni consigli

Per insegnare o migliorare il richiamo ci sono moltissimi esercizi che si possono fare, ma ancora prima bisogna insegnare l’attenzione al cane. L’attenzione non è una cosa banale, ma è fondamentale! Senza questa piccola ma importantissima competenza, a quel punto tutto sarà più difficile.

Una volta insegnata l’attenzione potrete iniziare a impostare il richiamo con esercizi specifici e allo stesso tempo mettendone in pratica alcuni per responsabilizzare il cane nei nostri confronti.

In tutto questo bisogna sempre ricordarsi che per un cucciolo o cane più adulto che sta acquisendo questo tipo di competenza, è importante che il suo nome non venga inteso come richiamo ( per il quale si utilizzerà una parola specifica scelta, che non dovrà cambiare e che dovrà essere utilizzata da tutti i componenti della famiglia. Il suo nome non dovrà diventare un “disco” che si ripete in continuazione perché il cane ci si abituerà non dando così nemmeno più attenzione e tantomeno ascolto al conduttore..)

Il ritorno va sempre insegnato in maniera stimolante e positiva, creando delle situazioni piacevoli, gratificanti e divertenti per il nostro cane. Fate sessioni molto brevi ma di qualità, soprattutto in caso di cuccioli. Insegnate al vostro cane a curarsi di voi. Utilizzate il vostro corpo per comunicare. Imparate a utilizzare la vostra voce nel modo corretto per chiamare il vostro cane ( la voce vale molto, non può essere monotonale!)

Gratificatelo sempre quando viene da voi, anche quando viene spontaneamente, usate sempre rinforzi positivi come cibo, gioco, coccole e parola di lode! ( Potreste anche decidere piano piano di utilizzare il rinforzo positivo più gradito al cane quando esegue il comportamento in situazioni per lui sempre più complesse e tenere gratificazioni meno ambite per quando esegue il comportamento in situazioni meno complesse, così da dare un valore ben specifico a tutto quello su cui state lavorando, mantenendo al contempo alta la motivazione durante il vostro insegnamento).

Insegnate al vostro cane che quando ritorna da voi, non verrà necessariamente “acciuffato” e guinzagliato per andare a casa, ma insegnategli che dopo che è tornato da voi lo lascerete nuovamente libero ancora di correre, esplorare o giocare. Alternate per forza di cose con episodi in cui una volta tornato da voi gli metterete il guinzaglio e continuerete la passeggiata o tornerete a casa. Un lavoro con molte variabili è molto efficace durante questo tipo di percorso.

Insegnate al vostro cane anche ad avere il vostro permesso di andare ad esplorare una volta slegato, quindi dovrà rimanere fermo accanto a voi in attesa del vostro segnale ( comando di sblocco) per poter finalmente andare, anche se avete già sganciato il guinzaglio. Questo è molto importante perché il cane impara un controllo e impara anche a rispettare il vostro permesso di poter fare una cosa. Per questo motivo ogni tanto è bene che appena sganciato il guinzaglio, prima di dargli il permesso di andare, lo riagganciate.. lo so forse può sembrare un po’ crudele, ma il cane si abitua anche a un’alternanza di situazioni di cui siete sempre voi a gestire le dinamiche.

Il suggerimento che posso dare, soprattutto per quanto riguarda la montagna (ma anche per gli altri contesti), è iniziare a lavorare l’attenzione e il richiamo in contesti che il cane conosce molto bene (anche a casa!) e senza troppe distrazioni e/o stimoli in modo tale che potrete concentrarvi sul lavoro in modo corretto. Man mano che il cane presenta una risposta sempre migliore e lo vedete sempre più sciolto e disponibile all’attenzione e alla successiva impostazione del richiamo, iniziate ad esercitarvi in ambienti sempre più nuovi.

Ad un certo punto, noterete che il vostro cane avrà contestualizzato il comportamento anche in ambienti completamente nuovi!

IMPORTANTE: Non arrabbiatevi se il vostro cane non torna! Non perdete la calma! Non sgridatelo e tantomeno non usate maniere forti! Se il vostro cane percepisce nervosismo, tensione o arrabbiatura non sarà per niente motivato a tornare da voi, anzi!! Cercherà di evitarvi per cercare di farvi calmare secondo il suo linguaggio e probabilmente vi arrabbierete ancora di più innescando un pericoloso meccanismo di fraintendimenti che complicheranno le dinamiche relazionali!

Ritorno e gratificazioni: ricordiamoci sempre che..

Così come per molte altre competenze da insegnare al vostro cane, la gratificazione materiale come il gioco e il cibo non devono diventare un’esca per il cane ma devono essere un compenso, un premio.

Con gli step corretti di utilizzo del premio potrete insegnare competenze al vostro cane; diversamente se il premio diventa un’esca man mano il vostro cane ribalterà i ruoli; pian piano accadrà che se non avrete in mano un boccone piuttosto che un gioco o altro non vi darà ascolto e questo è solo perché sono stati trascurati alcuni step fondamentali per insegnare al meglio al vostro cane.

Per questo la cosa migliore è sempre rivolgersi a scuole cinofile e professionisti in modo tale da poter compiere i vari step nella maniera più corretta ed efficace tenuto conto anche di come impostare il lavoro in base agli aspetti sopra descritti riguardanti il vostro inseparabile compagno di vita.

Kalipè a tutti!

CHI SONO

Nata nel 1978, la mia vita è stata fin dall’infanzia profondamente legata ai cani e alla montagna, fonti inesauribili di passione. Qualificata come educatrice e addestratrice cinofila ENCI e istruttrice di trekking CSEN, ho trasformato il mio amore per l’outdoor e l’avventura in montagna in una professione.

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